C’è una musica che non procede per melodie né per ritornelli, che non costruisce tensioni da risolvere e non conduce l’ascoltatore da un punto A a un punto B. Si limita a restare. Un suono tenuto, a volte per pochi minuti, a volte per ore, dentro il quale l’orecchio comincia lentamente a scoprire movimenti che a un ascolto distratto sarebbero passati inosservati. È la drone music, e la sua storia è molto più antica di quanto lascerebbe pensare l’etichetta, nata nel secondo Novecento.
Un’idea antica quanto la musica
Il bordone, cioè una nota tenuta sotto la linea melodica, è una delle soluzioni più diffuse nelle tradizioni musicali del pianeta. La cornamusa ne ha uno incorporato nella propria meccanica, la ghironda ne ha fatto il proprio tratto distintivo, la polifonia medievale ha costruito i suoi primi organa su note lunghissime affidate alla voce più grave. Ma è nella musica classica indiana che il bordone assume il ruolo più radicale: non accompagna la musica, ne è il fondamento.
Lo strumento che lo incarna è la tanpura, un liuto a manico lungo con quattro corde suonate in sequenza continua, senza mai produrre una melodia. La sua accordatura canonica mette in vibrazione la tonica, la sua ottava e in genere la quinta, creando un riferimento stabile su cui il raga si appoggia e grazie al quale ogni nota della melodia acquista il suo colore preciso. Il segreto timbrico della tanpura sta nel ponticello curvo e nella tecnica detta jivari, che genera un ronzio ricchissimo di armonici: chi ascolta non sente quattro note, ma una nube sonora in cui i singoli armonici emergono e svaniscono come in un caleidoscopio. Le radici di questo accompagnamento a bordone vengono fatte risalire già al Natyashastra, il trattato attribuito a Bharata Muni, mentre la forma moderna dello strumento si consolida tra Cinquecento e Seicento.
Questa idea, un suono fermo che diventa paesaggio, è esattamente ciò che una generazione di compositori occidentali andrà a cercare a partire dalla fine degli anni Cinquanta.
La Monte Young e la «dream music»
Il punto di origine della drone music occidentale viene quasi sempre indicato in La Monte Young, compositore nato nel 1935 in Idaho. Il suo Trio for Strings del 1958, costruito su note lunghissime separate da silenzi, è considerato un momento fondativo del minimalismo. Young aveva incontrato la musica indiana all’università, a Los Angeles, e da lì aveva tratto l’intuizione che un singolo intervallo, tenuto abbastanza a lungo, potesse diventare una forma compiuta.
Nel 1962 a New York Young fonda il Theatre of Eternal Music, più tardi noto anche come Dream Syndicate: un collettivo in cui, oltre a lui, suonano tra gli altri il violinista e cineasta Tony Conrad, il violista gallese John Cale e l’artista visiva Marian Zazeela, compagna di vita e di lavoro di Young. La loro «dream music» consiste in improvvisazioni di durata estrema su suoni tenuti e intervalli puri, amplificati elettricamente, regolate da leggi precise su quali combinazioni di altezze siano ammesse. Il volume è altissimo, le esecuzioni durano ore. È in questo ambiente che John Cale matura il gusto per la viola elettrica e il bordone che porterà poco dopo nei Velvet Underground, uno dei canali attraverso cui l’estetica del drone arriva al rock.
Il passo successivo è la Dream House, un ambiente di suono e luce progettato con Zazeela, dove onde sinusoidali accordate secondo l’intonazione naturale suonano senza interruzione per giorni, settimane, anni. Una prima versione viene mantenuta quasi ininterrottamente nel loft di Young dal 1966 al 1970. L’idea è che la musica non sia più un evento con un inizio e una fine, ma un luogo in cui entrare e da cui uscire.
Éliane Radigue e il sintetizzatore come strumento contemplativo
Se Young lavora con strumenti acustici amplificati e oscillatori, in Francia Éliane Radigue costruisce un percorso diverso, nato dalla musica concreta e dai feedback su nastro e approdato al sintetizzatore modulare ARP 2500, che userà in modo pressoché esclusivo per decenni. Le sue composizioni si trasformano con una lentezza tale da rendere impercettibile il momento in cui un paesaggio sonoro cede il posto al successivo.
Il suo lavoro più celebre, Trilogie de la Mort (1988-1993), è ispirato al Libro tibetano dei morti e alla pratica buddhista che Radigue aveva abbracciato. Sono quasi tre ore di musica in cui non succede niente, nel senso convenzionale del termine, e succede tutto: battimenti, migrazioni di armonici, pulsazioni lentissime. Radigue è scomparsa nel febbraio 2026 a 94 anni, e la sua influenza è oggi evidente in compositrici come Kali Malone, il cui album Living Touch (2022) è stato letto dalla critica proprio come una riconnessione con il suo lavoro.
Pauline Oliveros e l’ascolto profondo
Nel 1988 la compositrice e fisarmonicista Pauline Oliveros, con il trombonista Stuart Dempster e il vocalista Panaiotis, scende con una scala di oltre quattro metri in una cisterna militare dismessa a Fort Worden, nello stato di Washington. Lo spazio ha un riverbero naturale di circa 45 secondi: ogni suono emesso continua a vivere molto più a lungo del gesto che lo ha prodotto, sovrapponendosi ai successivi. Il disco che ne nasce, Deep Listening (1989), dà il nome a una pratica che Oliveros svilupperà per il resto della vita: un ascolto totale, che include l’ambiente, il respiro, il silenzio.
Con Oliveros il drone smette di essere soltanto una tecnica compositiva e diventa una postura dell’ascoltatore. È un passaggio decisivo, perché sposta il centro della musica dall’opera alla percezione.
Dal minimalismo al metal, fino agli ascolti di oggi
Da questi nuclei la drone music si dirama in molte direzioni. Phill Niblock compone muri di suono costruiti su microscopici scarti di intonazione. Negli anni Novanta band come Earth e, poco dopo, Sunn O))) trasferiscono il bordone nelle chitarre ribassate e nei volumi estremi del metal, dando vita al cosiddetto drone metal. L’ambient, da Brian Eno in poi, ne assorbe la lentezza in chiave più accogliente; la scena post-rock e quella elettronica sperimentale ne fanno un vocabolario condiviso.
Oggi la parola drone copre un territorio vastissimo, dai concerti per organo a canne alle sessioni di sound bath, dalle installazioni museali ai set di musica elettronica che si sviluppano su un’unica nota per un’ora. Ciò che accomuna esperienze così diverse è un’idea semplice e radicale: il tempo musicale non deve per forza essere scandito da eventi. Può essere dilatato fino a diventare spazio.
Fonti
- Tanpura, Wikipedia (accordatura, jivari, origini)
- La Monte Young, Wikipedia
- Theatre of Eternal Music, Wikipedia
- Composer & synthesist Éliane Radigue has died at the age of 94, Synthtopia, 2026
- N. O’Connor, «Éliane Radigue and the ARP 2500 modular synthesiser», University of Limerick, 2025
- Music at 14 Below: Pauline Oliveros’s Deep Listening, The American Scholar


